11 dicembre 2018

La donna del mare

A Casalbordino, nell’Abruzzo meridionale, vive una donna molto particolare che fa la pescatrice da quando era bambina. L’ho incontrata sulla spiaggia, tra le dune, ai primi di giugno del 2011. Ero venuta a sapere che c’era un’anziana pescatrice e mi aspettavo di vedere una vecchina curva e appassita dal sole. Con immensa gioia ho invece conosciuto una donna agile e forte che mi parlava del mare come di un suo vecchio compagno di vita. Nei tratti del suo viso il tempo non ha lasciato segni di sofferenza ma un’espressione tranquilla e saggia di chi ha vissuto assecondando le proprie attitudini. Quando abbiamo cominciato a parlare, mi ha detto subito: “Il mare per me è tutto”.

Anna Maria Verzino ha cominciato a 5 anni a seguire il padre pescatore e, oggi che ne ha 77, fa ancora con gioia la pescatrice. Nella tradizione marinara italiana è difficile trovare donne che escano in mare aperto per pescare. Il mondo dei pescatori è infatti costituito soprattutto da uomini: sono loro che vanno in mare mentre le donne vendono il pesce oppure riparano le reti.

Può capitare che qualche moglie accompagni il suo uomo, ma accade raramente. Anna Maria, invece, ha cominciato a seguire sempre il padre pescatore fin da bambina: si svegliava e usciva di casa con lui prima dell’alba ed era felicissima di aiutarlo a portare i remi fino alla pesante imbarcazione di legno e a sistemare le reti a bordo. Per lei non era un sacrificio perché c’era qualcosa nel mare che l’attirava al di sopra di tutto e, quando il padre la portava con sé in barca lei si metteva in un cantuccio e si addormentava cullata dalle onde. Man mano che cresceva saliva a bordo sempre più spesso e si rendeva sempre più utile. Aveva voglia di imparare il mestiere del pescatore per amore del mare. Ho cercato di sapere il motivo di tanta passione e mi ha detto in confidenza: “Una volta al largo, vedere il sole sorgere all’orizzonte, con tutti quei colori sempre diversi era ed è il mio piccolo grande tesoro, e poi il silenzio… Se non si prova, non si capisce”. Giorno dopo giorno, Annamaria fondeva la sua vita col mare e diventava sempre più esperta. Seguendo i consigli del padre, aveva imparato a guardare con attenzione l’orizzonte e aveva acquisito tutti quei segreti che conoscono i pescatori per prevedere i mutamenti del tempo. A quattordici anni, mentre le altre ragazzine andavano a scuola o imparavano a cucire e a ricamare, lei usciva in mare da sola, di notte, e andava a pescare al largo. Non aveva paura di niente anzi, si sentiva forte e sicura dei consigli del padre. Da allora, da più di 60 anni, Anna Maria ogni giorno va a pescare e in paese la chiamano “la Sposa del mare”.

Quello del pescatore è un lavoro che ha bisogno di lunghi anni di esperienza, che si impara solo con la pratica, seguendo un abile maestro. E’ uno di quegli antichi mestieri che purtroppo si stanno perdendo in questo mondo che va così veloce, che trascura i ritmi della natura, che vuole ottenere tutto e subito.

E invece Anna Maria osserva tranquillamente a lungo il mare, valuta il da farsi e quindi va a posizionare le reti da posta.

Le reti da posta generalmente sono fisse, e sono segnalate sulla superficie dell’acqua da galleggianti e bandierine. Una volta calate nel luogo di pesca vengono lasciate in posizione tutta la notte. Sono i pesci che, nei loro spostamenti, vi arrivano a contatto rimanendone imbrigliati.

Oggi le reti vengono prodotte in nylon, resistente e sottile, ma prima erano in cotone e fatte a mano. Le reti da posta sono confezionate con pezze di rete rettangolari, ognuna lunga circa venti metri, che vengono armate con due lime: sulla superiore vengono montati i galleggianti e su quella inferiore i piombi affinché assumano in acqua una posizione verticale.

Anna Maria va in mare due volte al giorno: il pomeriggio per posizionare le reti e la mattina, prima dell’alba, per ritirarle e raccogliere il pescato.

Ma non sempre è possibile uscire in barca a pescare e quando è cattivo tempo si rifugia in casa ad assolvere tutte quelle attività proprie delle donne come cucire, lavorare a maglia, preparare piatti speciali per la sua famiglia, per il fratello, i nipoti, la cognata. E lo fa con piacere e dedizione, come quando, da bambina, aiutava la mamma in casa e si prendeva cura dei fratellini. E’ forte dentro di lei un istinto materno che non ha trovato espressione in un figlio suo ma che lei distribuisce con grazia occupandosi con affetto di parenti e amici. Non le sono mancati corteggiatori ma non ha avuto una vera vita di coppia. Forse perché non ha potuto facilmente conciliarla col suo lavoro di pescatrice,

La domenica va sempre a Messa nel vicino Santuario della Madonna dei Miracoli che, insieme a San Gabriele, è la patrona d’Abruzzo. Il culto di questa Madonna ha origine dall’apparizione della Vergine ad un anziano contadino nel 1576 e, da allora, il Santuario è un importante luogo di culto e di riferimento per gli abruzzesi e per i pellegrini che arrivano da molte regioni d’Italia.

La venerazione dei pescatori per la Madonna affonda le sue radici nel bisogno ancestrale dell’uomo di cercare sicurezza nella figura materna. Anticamente, infatti, i naviganti che percorrevano le acque del medio Adriatico chiedevano la protezione di Venere e alla dea Venere era dedicato un tempio nel luogo dove ora sorge l’abbazia di San Giovanni in Venere, presso Fossacesia. Dell’antico porticciolo non è rimasto più nulla, ma la chiesa e il convento benedettini, oggi come allora, dominano sullo splendido golfo di Venere.

Ogni ricorrenza dedicata alla Madonna è celebrata dalla gente di mare con grande devozione. Il 15 di agosto del 2011, in occasione della festa della Madonna dell’Assunta, la comunità di Casalbordino ha offerto al Anna Maria, “la Sposa del mare”, una targa in segno di riconoscimento per il suo particolare attaccamento al mare. I festeggiamenti si sono poi conclusi con l’ imponente processione a mare che ogni anno i pescatori offrono alla Vergine.

La domenica per Anna Maria, che negli altri giorni è sempre impegnata in mare, è anche l’occasione per incontrare amici e conoscenti e per fare spese nel mercato al centro del paese.

Durante la cattiva stagione cura e sistema i suoi strumenti di lavoro e anche se oggi la maggior parte dei pescatori preferisce sostituire le reti di nylon strappate, lei trascorre le giornate a ripararle con pazienza, con legami precisi, seguendo gli insegnamenti del padre, di quando le reti erano di cotone. Intanto il fratello prepara a mano le nasse di giunchi per la pesca alle seppie. Le nasse sono specie di trappole che vengono deposte sul fondo del mare legate in fila tra loro con una lunga corda. Hanno una struttura elastica ma delicata e possono essere usate solo quando si ha la certezza del bel tempo.

Anna Maria ama la natura in tutti i suoi aspetti e le piace fare lunghe passeggiate sulla spiaggia. Va spesso da sola a Nord, verso il fiume Sangro, tra le dune e la ferrovia, a raccogliere le verdure selvatiche: gli asparagi, la cicoria, la borragine crescono spontanee in Abruzzo, tra la montagna e il mare. E poi, a casa, prepara “pizza e foglia”, un piatto tipico di queste parti, composto da una pizza di granturco cotta al caminetto e dalle verdure selvatiche lessate. Fino all’ultimo dopoguerra si raccoglievano molte erbe particolari che potevano servire come rimedi naturali. Per la puntura del pesce ragno, ad esempio, c’era un’erba che non si trova più.

Lungo la costa ci sono alcuni aspetti della flora mediterranea diventati ormai rari. Le dune conservano una vegetazione selvatica che a primavera diventa un’esplosione di fiori e di colori. E’ grazie a un armonioso equilibrio instaurato nei secoli tra la natura incontaminata e il processo di antropizzazione e di messa a coltura delle terre che, sulle colline di fronte al mare, si coltivano grano, ulivi, vigneti e alberi da frutta.

Il territorio di Casalbordino un tempo era un centro nevralgico della transumanza e dell’economia armentizia in Abruzzo. Le greggi dirette verso le Puglie transitavano proprio lungo il mare e ne sono testimoni i cippi con iscritte le iniziali del Regio Tratturo.

Gabriele D’Annunzio nella poesia “I pastori” descrive la transumanza lungo questa costa:

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              Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori

              lascian gli stazzi e vanno verso il mare:

              scendono all’Adriatico selvaggio

              che verde è come i pascoli dei monti.

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               Ora lungh’esso il litoral cammina

              la greggia. Senza mutamento è l’aria.

              Il sole imbionda si la viva lana

              che quasi dalla sabbia non divaria.

              Isciacquio, calpestio, dolci romori.

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Il lavoro e la vita dei pescatori dipendono direttamente dalla natura e dalle stagioni. D’inverno il mare mosso o troppo freddo spesso li costringe a restare a terra ma, a primavera, con l’aria tiepida e il mare più calmo, la vita rinasce e Anna Maria, a bordo della sua Gloria, riprende tranquillamente il largo seguendo i suoi naturali ritmi di lavoro: va in mare due volte al giorno, vende il pesce, sistema la barca e a volte le capita di incontrare sul lungomare un vecchio compagno d’infanzia e di lavoro con cui ridere e scherzare dei ricordi di gioventù. Ma senza attardarsi troppo perché sa che il mare aspetta la sua Sposa.